leo's profileLeo BOXPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 30

    cina

    Cina: 18.000 esecuzioni in 10 anni >

    Ogni anno la vita di più di mille condannati a morte in Cina, termina con una pallottola dietro la testa

    17-12-2000 - Fonte: Coalit.org -   Diritti umani
    Archivio notizie


    Ogni anno, la vita di più di mille criminali condannati a morte in Cina,termina con una pallottola dietro la testa. La storia continua, ben nutrita dai media stranieri, con l'oltraggio finale che consiste nel far pagare alla famiglia del condannato le spese della pallottola.
    Come metodo d'esecuzione va, e non è ne più ne meno brutale di metodi come la fucilazione, oppure la sedia elettrica. Ma la Cina ha deciso di rimuovere questo metodo, con il recente annuncio che adotterà per le esecuzioni l'iniezione letale.
    La Cina detiene l'indiscusso primato delle sentenze capitali. Ci sono dieci volte più condanne capitali in un anno in Cina che nel Congo e negli Stati Uniti, i suoi più diretti rivali. A dispetto della crescente pubblicità, il preciso numeri di esecuzioni in Cina rimane oscuro. Ma la pena capitale è quasi un affare di tutti i giorni. Martedì scorso, 4 uomini che pugnalarono a morte un immigrato tedesco durante una rapina nella parte esterna della città di Nanjing sono stati uccisi. Lo stesso giorno nelle capitale Beijng, una prostituta di 20 anni è stata condannata a morte per aver fatto parte nell'organizzazione di un giro
    di prostituzione.

    I CRIMINI PREVISTI

    Ci sono almeno 70 crimini capitali contemplati dalla legge cinese, che vanno dagli omicidi, ai furti e agli atti di corruzione contro il sistema economico e politico. In Cina lo stato uccide per:allevamento di bestiame illegale- omicidio - tentato omicidio - omicidio colposo - uccisione di una tigre - rapina a mano armata - rapina - stupro -ferimento - assalto - furto ripetuto - furto - intrusione - rapimento -traffico di donne o bambini - organizzazione della prostituzione -organizzazione di spettacoli pornografici - pubblicazione di materiale pornografico - teppismo - disturbo dell'ordine pubblico - esplosioni
    provocate - distruzione o danneggiamento della proprietà pubblica o privata - sabotaggio controrivoluzionario - incendio - traffico di droga -corruzione - truffa - concussione - frode - usura - contraffazione -rivendita di ricevute IVA - evasione fiscale - furto o costruzione illegale di armi - possesso o vendita illegali di armi e munizioni - furto o contrabbando di tesori nazionali e reliquie culturali - spaccio di denaro falso - ricatto.

    Quante esecuzioni?

    Durante la passata decade, la Cina ha portato a termine l'esecuzione di circa 18.000 criminali. Solo nel 1996, come parte di "Colpisci duro",campagna contro il crimine, sono avvenute almeno 4000 esecuzioni.
    Il supporto pubblico alla pena di morte resta forte, specialmente rispetto alla corruzione ufficiale. Le dimensioni della propaganda, di processi di una certa importanza come quello di Cheng Kejie, il primo presidente deputato del parlamento nazionale condannato per corruzione ed appropriazione illecita ( ucciso il mese scorso ), è stata sfruttata al massimo.
    Con un tale volume di sentenze capitali e relative esecuzioni, una giustificazione razionale all'introduzione della iniezione letale come metodo di esecuzione è che risulta essere più umana ed anche meno costosa.

    IL METODO: (testato anche sugli animali !!!)

    L'iniezione letale è utilizzata in una manciata di paesi. In 36 Stati americani è l'unico, oppure alternativo metodo di esecuzione.
    E' stata anche adottata nelle Filippine, Guatemala e Taiwan.
    Sotto la supervisione della Suprema Corte del Popolo, l'Accademia cinese di Scienze Mediche ha rivisto l'uso del metodo chimico delle esecuzioni. Gli scienziati cinesi hanno condotto più di 1000 esperimenti sugli animali ed i boia hanno testato la loro tecnica iniettando la miscela ai conigli. L'uso della iniezione letale è stato permesso dalla legge cinese dal 1996.
    La prima esecuzione di questo tipo è stata compiuta in Kunming, una regione del sud ovest, nel marzo del 1998. Più di recente, a giugno, otto prigionieri condannati a morte hanno ricevuto l'iniezione letale nella parte ad ovest della città di Chengdu.
    Come riportato dall'agenzia di stampa Statale Xinhua , una bozza di regolamenti riguardante "le diverse questioni chiave relative all'adozione della iniezione letale come metodo di esecuzione" è stata sottoposta al Comitato Giudicante della Suprema Corte del Popolo. D'accordo con Shen Deyong, vice presidente della Suprema Corte del Popolo, la corte del popolo ha condotto i processi nelle città, incluse Kunming, Wuhan, Chengdu,
    Hang zhou e Luoyang.

    Negli Stati Uniti la Cina ha trovato una sorta di cattivo compagno sulla faccenda della punizione capitale. Gli States sono a malapena nella posizione di maledire la Cina mentre il tasso di esecuzioni in America continua a salire. Ma l'Australia e gli altri paesi, sollevano regolarmente la questione nei loro dialoghi sui diritti umani con la Cina.
    "L'unico dibattito in Cina sembra riguardi la misura in cui è applicata la massima punizione ", dice un diplomatico occidentale "C'è una vasto consenso popolare su questo argomento". L'avvento dell'iniezione letale come metodo di esecuzione preferito è allarmante. La paura è che in questo modo le esecuzioni diventino sempre più cliniche e meno pubblica, e diventerà più difficile monitorare gli omicidi legali. Lo sviluppo potrebbe incoraggiare il commercio di organi per il trapianto, il quale è stato correlato alle esecuzioni ufficiali.
    Alcuni gruppi diplomatici sono meno interessati al metodo di esecuzione piuttosto che al processo.
    "A parte il fatto se la pena di morte è giusto che esista oppure no, molto spesso la gente non ha una buona difesa" dice Sophia Woodman, dell'ufficio di Honk Kong dei diritti umani in Cina. E' molto verosimile che molte persone innocenti finiscono con una esecuzione capitale.
    " Il problema reale è che le sentenze di morte e le esecuzioni restano nella categoria di "segreti di stato".
    Questo evidenzia che il governo non rivela mai le cifre complete, cosi i gruppi di osservazione vengono a conoscenza solo di quelle esecuzioni riportate dai media oppure mostrate da altre fonti.

    ITER !

    Ondate di esecuzioni spesso precedono i principali festival, o eventi internazionali e solitamente accompagnano annunci ufficiali di campagne anti-crimine. Gli imputati possono essere processati senza un avvocato e senza conoscere l'accusa fino al momento di entrare in tribunale. I verdetti sono spesso decisi prima del processo per via di pressioni politiche. Alcune persone sono condannate solo in base alle loro confessioni, a volte estorte sottotortura. Le esecuzioni possono avere luogo entro pochi giorni dalla sentenza. Gli appelli sono formalità e raramente hanno successo. I prigionieri condannati a morte sono incatenati al momento della sentenza fino all'esecuzione e spesso vengono esposti al pubblico prima dell'
    uccisione.

    TRAPIANTO D'ORGANI !

    Per quanto riguarda il trapianto di organi, qui di seguito la posizione ufficiale della Cina. "Il prelievo di organi dai condannati a morte necessita del consenso e della firma del criminale, o del consenso dei suoi parenti, oltre all'approvazione del tribunale". (Wang Min, diplomatico cinese delle Nazioni Unite, aprile 1994).
    La realtà invece è che i prigionieri condannati a morte sono incatenati in permanenza, non possono contattare avvocati e la loro posta è censurata.Solo poche ore prima dell'esecuzione viene detto loro del fallimento dell'appello. In questo modo, è poco probabile che possano acconsentire liberamente al prelievo, ammesso che ne vengano informati.
    Le strette relazioni tra tribunali ed ospedali, oltre alla segretezza che circonda il possesso e all'aumentato introito generato dai trapianti per gli ospedali, fanno sorgere il fondato sospetto che in alcuni casi la tempestività delle esecuzioni possa essere collegata al bisogno di organi per i trapianti.

    CONSIDERAZIONI (come una scalata.):

    Purtroppo la Pena di Morte in Cina è come una parete montuosa, difficile da scalare, ma c'è sempre chi ci prova, e questo provare permetterà nel tempo di conoscerne bene le rocce, le pendenze, i punti d'appoggio, affinché un giorno qualcuno giunga sulla vetta.
    E se pur lontano da venire, vogliamo credere, e ci "alleniamo per questo",ché succederà. (S.R.)
    November 26

    Nessun popolo è illegale

    Petizione contro la violenza sui rom

    L'appello lanciato da un gruppo di scrittori
    e intellettuali: «Nessun popolo è illegale»

    MILANO - «Nessun popolo è illegale». Si conclude così la petizione lanciata online da un gruppo di scrittori e intellettuali italiani, «stanchi di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani». Una denuncia contro la «criminalizzazione di massa» alimentata da alcuni recenti episodi di cronaca: «Una donna è stata violentata e uccisa a Roma - si legge nel testo. - L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso».

    LE FIRME - La petizione («Il triangolo nero») è stata proposta, tra gli altri, da Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Marco Rovelli, Antonio Scurati e Wu Ming. Tra i firmatari si leggono i nomi di Nanni Balestrini, Bernardo Bertolucci, Enrico Brizzi, Erri De Luca, Carlo Lucarelli, Franca Rame, Roberto Saviano, Simona Vinci e molti altri. Gli aderenti hanno già superato il numero di 1500.

    I DATI E I RAPPORTI - «Odio e sospetto alimentano generalizzazioni - afferma l'appello - tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel "Rapporto sulla Criminalità (1993-2006)", non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto "Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia" e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto».

    PARALLELI - «Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti - si legge ancora - politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del "World Economic Forum" sul "Gender Gap", per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, lItalia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto».

    SPAURACCHIO - «Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero. «Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali - conclude il testo - il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri. Ma delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale". Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale».

    November 18

    Jerome Brown

    Lunedì verso le 21.30 Jerome Brown viene picchiato da quattro persone, solo più tardi scopre che sono agenti delle forze dell’ordine in borghese.

    Jerome Brown, 21 anni, madre liberiana e padre nigeriano arriva in Italia nel 2003. "Sono arrivato a Lampedusa e poi sono venuto a Reggio dove sono andato subito in questura per chiedere l’asilo politico perchè nel mio paese ero perseguitato, ma in questura a Reggio Emilia mi hanno mandato fuori senza farmi compilare nessun foglio. Per vivere faccio il venditore ambulante, vendo fazzoletti"- racconta Jerome.
    Lunedì sera stava andando a comprare una ricara del cellulare in bicicletta quando si è sentito afferrare al collo. E’ caduto dalla bicicletta e non ha capito più nulla. E’ stato picchiato da quattro persone che poi ha scoperto essere agenti in borghese. Ora Jerome si trova all’spedale di Reggio Emilia dove lunedì sarà operato per una frattura scomposta al braccio sinistro.
    La comunità vicina a Jerome Brown si rivolge all’Ass. Ya Basta! per denunciare l’accaduto e ristabililire la verità dei fatti in quanto mercoledì il quotidiano locale La Gazzetta di Reggio Emilia pubblica la versione delle forze dell’ordine che sostengono di aver fermato Jerome per un controllo e di averlo dovuto bloccare perchè avrebbe opposto resistenza morsicando un agente. L’Ass. Ya Basta! ha incontrato Jerome assieme ai giornalisti per denunciare l’accaduto.

    Il ragazzo racconta come sono andati i fatti: "Sono andanto a prendere la bicicletta da mia sorella per andare a prendere la ricarica del telefono. Mentre andavo in bicicletta è arrivata una persona che mi ha afferrato per il collo. Io gli ho chiesto: chi sei? Lui non mi ha detto niente e mi ha buttato a terra . Quando sono caduto sono arrivate altre tre persone. Ho pensato che fossero lì per aiutarmi, in realtà erano assieme e hanno iniziato tutti e quattro a picchiarmi. Io ho iniziato a gridare aiuto . Mi hanno picchiato per quasi 45 minuti. E uno di loro mi ha di nuovo preso per il collo, credevo di soffocare e così ho cercato di difendermi dandogli un morso. Uno mi ha pestato la testa e un’altro mi ha girato il braccio, adesso ho una frattura. Io continuavo a piangere e a chiedere aiuto, dicevo di chiamare la polizia, ma per molto tempo non è passato nessuno. Poi sono arrivate due macchine della polizia, forse qualcuno le ha chiamate. Sono scesi gli agenti che hanno chiesto a questi uomini cosa stessero facendo e loro si sono identificate come polizia. E io gli ho detto, ma tu sei un poliziotto, perchè non me lo hai detto, perchè mi hai picchiato così? Io non so perchè mi abbiano picchiato così tanto, in testa, nelle gambe, alle braccia, pensavo di morire. Poi nel mentre è arrivata mia sorella che gli hai chiesto perchè è successo questo e loro hanno risposto perchè tuo fratello ha fatto una rapina tanto tempo fa. Ma io non ho mai fatto una rapina. Ma mi hanno trattato non come se mi volessero arrestare ma come se mi volessero ammazzare. Poi mi hanno ammanettato sia le mani che i piedi, caricato sulla macchina e portato in questura. Non sono sceso dalla macchina perchè è arrivata una persona, credo fosse il capo, che ha detto di chiamare un’ambulanza perchè mi portassero all’ospedale. Io voglio denunciarli per quello che ni hanno fatto. Ho due spalle rotte, lunedì mi opereranno al braccio sinistro e ho contusioni in tutto il corpo. Io voglio che esca la verità, voglio fare chiarezza su quello che è successo."

    Jerome Brown ha inoltre chiesto aiuto all’avvocato Vainer Burani che afferma "Vi sono tre testimoni che raccontano cose totalmente diverse da quanto ricostruito dalla polizia e apparso sui giornali. Se vi saranno gli estremi per una denuncia la presenteremo."

    L’Ass. Ya Basta! appoggia il coraggio di Jerome e lo sostiene nella sua denuncia pubblica per quello che è successo. Nessuno può subire violazioni di diritti umani e fondamentali così forti.

    November 11

    Mrs Vinavyl

    ANDATE A VISITARE QUESTO SPACE....
     
     
     
    e poi commentate...