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December 07 ROBERT CRAY
"...per tanto tempo ci saranno molti chitarristi frustrati che cercheranno di raggiungere Stevie." "Ricorderò sempre come mi batteva alla chitarra. Mi ispirava, sai?"
JOHN LEE HOOKER
"La prima volta che ci incontrammo fu ad Austin, Texas da Antone's, ed era con suo fratello Jimmie. Era quindici o venti anni fa, e sapeva già suonare spaventosamente. E dissi 'Un giorno questo ragazzo farà tremare il mondo intero.' Ed era una delle persone più simpatiche. Non potevi fare a meno di amarlo."
"Non piango mai, ma ieri quando ho saputo della morte di Stevie, mi sono seduto sul mio letto e ho pianto come un bambino.
BONNIE RAITT
"Il ricordo più forte che ho di Stevie è la sua passione...penso che non ci sia nessuno che irrompa in una canzone come lo faceva lui. Penso che Stevie Ray veniva da un posto così profondo e bello che non ci sia nessuno paragonabile a lui."
"Per me Stevie Ray era il migliore chitarrista blues. Per fuoco e passione e pienezza d'animo, era intoccabile. Ci spaventava, ma era modesto e grazioso come amico, non era presuntuoso sul suo modo di suonare "
ERIC CLAPTON
" La prima volta che ho sentito Stevie ho pensato: chiunque sia, cambierà il mondo.Ero in macchina Non mi succede spesso ascoltando la radio in macchina, DI FERMARMI, alzare il volume e non credere alle mie orecchie. Era tutto vero era Stevie.
December 04 DITEMI COSA DOBBIAMO PENSARE ,DOPO AVER VISTO QUESTO VIDEO...
aiutiamo la mamma di federico... per la famiglia Aldrovandi il natale ha un altro sapore da ormai 3 anni...
vogliamo la verita'...
December 03
QUESTA è UNA NOTIZIA DEL 2005... SE NON RICORDATE QUESTO NOME LEGGETE...
Federico Aldrovandi
La polizia: "E' morto di overdose". I testimoni: "No, lo hanno pestato loro"
Un diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell'Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un'overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale. Quello che stiamo per raccontare è successo all'alba del 25 settembre. Una domenica mattina. Ma la vicenda ha oltrepassato da pochissimi giorni le mura della città. Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi. Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio. Viveva a Ferrara, periferia sud, zona di Via Bologna, avrebbe preso la patente la settimana successiva, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in progetto con Asl e scuola per la prevenzione delle tossicodipendenze. Era un salutista, leggeva le etichette di quello che mangiava. E il sabato sera, con gli amici, andava spesso a Bologna: è lì che ci sono locali, concerti, centri sociali. Così era successo anche quella volta. Erano stati al Link, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla. E' vero, Federico aveva preso qualcosa: uno "sniffo" di roba esilarante (una smart drug, naturale e non proibita) più un "francobollo" di Lsd. Nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei e chetamina, poca roba, però. Nulla che giustificasse un'overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline di Via Ercole I D'Este, dove sta la polizia, e dalle dichiarazioni alla stampa. Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l'ultimo tratto a piedi, per rilassarsi, è ancora estate, si cammina volentieri. Andrea, Michi, "Burro" e gli altri non lo avrebbero rivisto più. A questo punto comincia la versione della polizia. Il "contatto" avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano, forse cantando. Magari farneticava pure, come diranno gli agenti che dicono di averlo fermato e qualche minuto dopo, alle 6.10, avrebbero chiamato il 118. Otto minuti dopo l'ambulanza lo trova già morto, a terra, con le manette ai polsi, a un passo dal cancello del galoppatoio. Non ci sono i margini per la rianimazione. Qualcosa o qualcuno ha causato l'arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore del ragazzo che camminava da solo, disarmato, che era incensurato, non stava compiendo alcun reato quella mattina e non aveva mai fatto male a nessuno. La strada verrà bloccata per più di cinque ore. Nel quartiere si sparge la voce che è morto un albanese, oppure un drogato. O un drogato albanese. A casa di Federico, alle 8 ci si accorge che il letto è vuoto. Il cellulare squilla invano quando sul display si illumina la parola "mamma". Pochi minuti dopo, quando è il padre a chiamare (ma sul telefonino è memorizzato col nome, Lino), una voce imperiosa intima di qualificarsi e spiega che stanno facendo accertamenti su un cellulare "trovato per strada". Solo verso le 11 si presenta una pattuglia a casa Aldrovandi e annuncia il fatto con poche, pochissime, parole. Lo zio paterno, Franco, 42 anni, infermiere, parte per l'obitorio. In macchina gli spiegano: "Ha preso qualcosa che gli ha fatto male". Ma il viso sfigurato, il sangue alla bocca e un'ecchimosi all'occhio destro fanno venire troppi dubbi. Poi si saprà di due ferite lacero-contuse dietro la testa, dello scroto schiacciato e di due petecchie - due lividi da compressione - sul collo. "Era una furia", ripetono gli agenti e i funzionari accennando a un comportamento autolesionistico del ragazzo. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma non si troveranno mai tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini. Lo zio e gli amici le cercheranno per giorni intorno alla pozza di sangue davanti all'ippodromo dove "Burro" lascia una poesia dedicata all'amico ma la polizia, così dicono i vicini di casa, gliela farà sparire pochi minuti dopo. Dicono anche, in questura, che sarebbe stato abbandonato dai suoi amici che, invece, respingono decisamente l'accusa. La felpa e il giubbino di quella sera, restituiti alla famiglia, sono intrisi di sangue. Il mattinale domenicale della questura spara subito la tesi del "malore fatale". Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul "drogato", lo stesso si cercherà di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con domande da film di serie B: "Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba". Anche a loro la solita versione: Federico sarebbe stato trovato su una panchina, ucciso da uno "schioppone", ossia da un malore. Ma il giorno dopo un giornale azzarda dei dubbi. La questura riesce a far calare il silenzio, chiede (e ottiene) di pubblicare sotto gli articoli sulla vicenda la storia di una maga condannata per calunnia alla polizia. E, stranamente, le indagini d'ufficio vengono assegnate dal pm proprio alla polizia. Vengono convocati i genitori, senza avvocato, per sentirsi ripetere la versione dell'overdose, della gioventù bruciata ecc... Il procuratore capo dirà perentorio che la morte non è stata causata dalle percosse anticipando l'esito di una autopsia, allora appena disposta, e non ancora resa nota. Anzi, per la quale è stata chiesta un'ennesima proroga. La perizia tossicologica, però, smentisce la polizia. Dovrà essere l'autopsia a chiarire le circostanze. Il rapporto delle volanti svela che quattro agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso: due sono usciti con una prognosi di sette giorni, gli altri addirittura di 20. Ma nessuno s'è fatto ricoverare. E' forse il primo caso nella storia della ps, di poliziotti aggrediti che non lo sbandierano ai quattro venti. Perché? Perché non ammettere la colluttazione? Federico si sarebbe difeso o ha aggredito? Perché usare le manette quando esistono procedure precise per sedare persone con funzioni respiratorie compromesse dall'uso di sostanze? Ci sono pure manganelli in questa storia. Uno addirittura s'è rotto quella mattina, probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso del ragazzo. I segni fanno pensare che fosse impugnato al rovescio. Il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte sarebbero iniziate a piovere prima del luogo della morte. Forse lo inseguivano, forse urlava mentre fuggiva. Forse è per questo che sono stati chiamati i rinforzi: un'altra volante e una gazzella. "E' una calunnia inopportuna e gratuita. Non è neppure ipotizzabile che sia morto per le percosse - dice ancora a "Liberazione" Elio Graziano, questore di Ferrara - è stata una disgrazia, una vicenda penosissima, era in stato di esagitazione. Quando i "nostri" lo fermarono morì, ritengo per gli effetti delle sostanze. E poi ci sono i testimoni...". Già, i testimoni: quelli che si sentono in giro sono resoconti vaghi ed evasivi di persone che avrebbero sentito solo urla e sgommate. Ma Ferrara è una città piccola, tutti sanno tutto. Qualcuno ha visto Federico immobilizzato, a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l'altra mano del tutore dell'ordine gli tirava i capelli. Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: "L'ho tirato giù io, 'sto stronzo!". Così avrebbe riferito un testimone, ragazzo sveglio e vivace, si dice, probabilmente immigrato, ma stranamente sparito di fretta dalla città. Anche sua madre ha visto tutto e non solo lei. Gli Aldrovandi sperano che il clamore della notizia su questo e altri giornali faccia tornare la memoria a qualcuno. Nei corridoi della questura, la vicenda viene minimizzata ma il blog della signora Patrizia sta seminando preoccupazione e nervosismo. Si lascia trapelare a mezza voce che il ragazzo fosse un tossico e la sua una famiglia "problematica" seguita da un "prete di frontiera". Pare che anche un carabiniere della gazzella abbia esclamato alla vista del corpo: "Ecco il solito coglione di don Bedin!". Domenico Bedin è il parroco di S. Agostino, prete coraggioso, fondatore di un'associazione che aiuta poveri (italiani e no), tossicodipendenti, giovani, migranti con o senza carte. La foto di Federico è infilata nella cornice dello specchio nel suo ingresso della canonica. Conosce gli Aldrovandi e i loro amici, "gente normalissima - conferma - e il ragazzo aveva un buon carattere e non era un tossico". La città. "La città non ha reagito - continua don Bedin - non ha mostrato rabbia, né passione. Per i giovani è difficile trovare stimoli, sentirsi coinvolti in un progetto. Si vive una specie di attesa degli eventi, c'è chi viene a chiedermi informazioni ma sottovoce. La Bossi-Fini, che produce clandestinità, ha aumentato la tensione tra chi vive per strada. Lo hanno ammesso gli stessi carabinieri nel loro rapporto di fine d'anno". Il capo della mobile si vanta sulla stampa dell'aumento degli arresti ma "la città è sostanzialmente tranquilla - spiega Riccardo Venturi, uno dei legali della famiglia - ma l'ossessione sicuritaria viene follemente pompata, si scimmiotta Bologna con il terrore degli extracomunitari. Ma siamo una città dormitorio, senza fabbriche ma anche senza baraccopoli, una città che vive di se stessa". Una città che deve capire perché così tanta violenza e tante bugie contro il ragazzo che non aveva mai fatto male a nessuno. La famiglia, sua madre è impiegata al comune, suo padre è ispettore della polizia municipale, chiede solo di conoscere la verità e "che la sappiano tutti, senza fango su Federico". Rifondazione comunista, in città e in parlamento annuncia la presentazione di interrogazioni urgenti a firma della deputata Titti De Simone e della consigliera Irene Bregola. Sulle tv private il questore insiste: "L'intervento degli operatori è avvenuto al solo scopo di impedire al giovane di continuare a farsi del male". Missione fallita.
2007 QUESTA è UNA LETTERA INDIRIZZATA DALLA MADRE DI FEDERICO... ALLA FAMIGLIA Sandri...
queste parole mi hanno toccato molto... e volevo giusto rileggerle con voi...
Mi chiamo Patrizia Moretti, sono la mamma di Aldro.Il 25 settembre 2005 mio figlio Federico di 18 anni moriva a Ferrara sotto i calci e le manganellate di quattro agenti di polizia mentre invocava aiuto.Mi rivolgo alla famiglia di Gabriele Sandri.Voglio esprimere il dolore mio e di mio marito per la perdita del loro figlio Gabriele.
Voglio dire loro che so, purtroppo, cosa stanno provando in questo momento e che cosa proveranno in futuro.
Dalla perdita del proprio figlio è impossibile, io credo, riprendersi, e sempre difficile è dominare la rabbia che diventa, insieme al dolore, costante e invadente compagna di vita.
Voglio rivolgermi però soprattutto a tutti gli amici di Gabriele e a tutti i ragazzi che sono rimasti colpiti dalla sua morte.
In questi due anni di vita trascorsa senza più Federico ho incontrato tanti, tanti ragazzi nei centri sociali, nei palazzetti dello sport e negli stadi. Ci hanno scaldato il cuore perché ci hanno impedito di sentirci da soli, io e Lino, nella nostra battaglia per la verità e nel nostro dolore.
Li consideriamo tutti amici di Federico e della sua memoria.
Il loro atteggiamento civile, discreto e composto di pubblica partecipazione è stato determinante, insieme a tanti altri eventi, a mettere sempre più in grave imbarazzo coloro che volevano nascondere la verità ed infangare la sua memoria.
Amici di Gabriele! fate come loro! non date spazio alla violenza neppure verbale e isolate coloro che, con i loro comportamenti criminali, consentono di far passare in secondo piano la tragedia di Gabriele in favore del “danneggiamento dei cassonetti dell’immondizia”.
Vi prego, rispettate la famiglia e Gabriele, che ha bisogno di voi, della vostra schietta e calda umanità. Solo questo potrà aiutarli ad ottenere giustizia e verità.
Fate come quei tifosi della Fortitudo Basket di Bologna e dell’Avellino, che durante la partita si sono presentati tutti insieme con una maglietta che chiedeva giustizia e verità per Federico. Fate come loro che quando gli è stato imposto dalle forze dell’ordine, in modo tanto insensato quanto immotivato di rovesciarla, uno per uno, per nasconderne il messaggio, essi tutti hanno civilmente ubbidito.
A tutti questi ragazzi io voglio bene, e auguro a Gabriele e la sua famiglia che ciò accada anche per loro, perché quanto purtroppo si è visto nei telegiornali io credo che uccida due volte Gabriele Sandri.
Con profondo affetto e partecipazione
Patrizia Moretti
November 30 Cina: 18.000 esecuzioni in 10 anni >
Ogni anno la vita di più di mille condannati a morte in Cina, termina con una pallottola dietro la testa
17-12-2000 - Fonte: Coalit.org - Diritti umani Archivio notizie
Ogni anno, la vita di più di mille criminali condannati a morte in Cina,termina con una pallottola dietro la testa. La storia continua, ben nutrita dai media stranieri, con l'oltraggio finale che consiste nel far pagare alla famiglia del condannato le spese della pallottola. Come metodo d'esecuzione va, e non è ne più ne meno brutale di metodi come la fucilazione, oppure la sedia elettrica. Ma la Cina ha deciso di rimuovere questo metodo, con il recente annuncio che adotterà per le esecuzioni l'iniezione letale. La Cina detiene l'indiscusso primato delle sentenze capitali. Ci sono dieci volte più condanne capitali in un anno in Cina che nel Congo e negli Stati Uniti, i suoi più diretti rivali. A dispetto della crescente pubblicità, il preciso numeri di esecuzioni in Cina rimane oscuro. Ma la pena capitale è quasi un affare di tutti i giorni. Martedì scorso, 4 uomini che pugnalarono a morte un immigrato tedesco durante una rapina nella parte esterna della città di Nanjing sono stati uccisi. Lo stesso giorno nelle capitale Beijng, una prostituta di 20 anni è stata condannata a morte per aver fatto parte nell'organizzazione di un giro di prostituzione.
I CRIMINI PREVISTI
Ci sono almeno 70 crimini capitali contemplati dalla legge cinese, che vanno dagli omicidi, ai furti e agli atti di corruzione contro il sistema economico e politico. In Cina lo stato uccide per:allevamento di bestiame illegale- omicidio - tentato omicidio - omicidio colposo - uccisione di una tigre - rapina a mano armata - rapina - stupro -ferimento - assalto - furto ripetuto - furto - intrusione - rapimento -traffico di donne o bambini - organizzazione della prostituzione -organizzazione di spettacoli pornografici - pubblicazione di materiale pornografico - teppismo - disturbo dell'ordine pubblico - esplosioni provocate - distruzione o danneggiamento della proprietà pubblica o privata - sabotaggio controrivoluzionario - incendio - traffico di droga -corruzione - truffa - concussione - frode - usura - contraffazione -rivendita di ricevute IVA - evasione fiscale - furto o costruzione illegale di armi - possesso o vendita illegali di armi e munizioni - furto o contrabbando di tesori nazionali e reliquie culturali - spaccio di denaro falso - ricatto.
Quante esecuzioni?
Durante la passata decade, la Cina ha portato a termine l'esecuzione di circa 18.000 criminali. Solo nel 1996, come parte di "Colpisci duro",campagna contro il crimine, sono avvenute almeno 4000 esecuzioni. Il supporto pubblico alla pena di morte resta forte, specialmente rispetto alla corruzione ufficiale. Le dimensioni della propaganda, di processi di una certa importanza come quello di Cheng Kejie, il primo presidente deputato del parlamento nazionale condannato per corruzione ed appropriazione illecita ( ucciso il mese scorso ), è stata sfruttata al massimo. Con un tale volume di sentenze capitali e relative esecuzioni, una giustificazione razionale all'introduzione della iniezione letale come metodo di esecuzione è che risulta essere più umana ed anche meno costosa.
IL METODO: (testato anche sugli animali !!!)
L'iniezione letale è utilizzata in una manciata di paesi. In 36 Stati americani è l'unico, oppure alternativo metodo di esecuzione. E' stata anche adottata nelle Filippine, Guatemala e Taiwan. Sotto la supervisione della Suprema Corte del Popolo, l'Accademia cinese di Scienze Mediche ha rivisto l'uso del metodo chimico delle esecuzioni. Gli scienziati cinesi hanno condotto più di 1000 esperimenti sugli animali ed i boia hanno testato la loro tecnica iniettando la miscela ai conigli. L'uso della iniezione letale è stato permesso dalla legge cinese dal 1996. La prima esecuzione di questo tipo è stata compiuta in Kunming, una regione del sud ovest, nel marzo del 1998. Più di recente, a giugno, otto prigionieri condannati a morte hanno ricevuto l'iniezione letale nella parte ad ovest della città di Chengdu. Come riportato dall'agenzia di stampa Statale Xinhua , una bozza di regolamenti riguardante "le diverse questioni chiave relative all'adozione della iniezione letale come metodo di esecuzione" è stata sottoposta al Comitato Giudicante della Suprema Corte del Popolo. D'accordo con Shen Deyong, vice presidente della Suprema Corte del Popolo, la corte del popolo ha condotto i processi nelle città, incluse Kunming, Wuhan, Chengdu, Hang zhou e Luoyang.
Negli Stati Uniti la Cina ha trovato una sorta di cattivo compagno sulla faccenda della punizione capitale. Gli States sono a malapena nella posizione di maledire la Cina mentre il tasso di esecuzioni in America continua a salire. Ma l'Australia e gli altri paesi, sollevano regolarmente la questione nei loro dialoghi sui diritti umani con la Cina. "L'unico dibattito in Cina sembra riguardi la misura in cui è applicata la massima punizione ", dice un diplomatico occidentale "C'è una vasto consenso popolare su questo argomento". L'avvento dell'iniezione letale come metodo di esecuzione preferito è allarmante. La paura è che in questo modo le esecuzioni diventino sempre più cliniche e meno pubblica, e diventerà più difficile monitorare gli omicidi legali. Lo sviluppo potrebbe incoraggiare il commercio di organi per il trapianto, il quale è stato correlato alle esecuzioni ufficiali. Alcuni gruppi diplomatici sono meno interessati al metodo di esecuzione piuttosto che al processo. "A parte il fatto se la pena di morte è giusto che esista oppure no, molto spesso la gente non ha una buona difesa" dice Sophia Woodman, dell'ufficio di Honk Kong dei diritti umani in Cina. E' molto verosimile che molte persone innocenti finiscono con una esecuzione capitale. " Il problema reale è che le sentenze di morte e le esecuzioni restano nella categoria di "segreti di stato". Questo evidenzia che il governo non rivela mai le cifre complete, cosi i gruppi di osservazione vengono a conoscenza solo di quelle esecuzioni riportate dai media oppure mostrate da altre fonti.
ITER !
Ondate di esecuzioni spesso precedono i principali festival, o eventi internazionali e solitamente accompagnano annunci ufficiali di campagne anti-crimine. Gli imputati possono essere processati senza un avvocato e senza conoscere l'accusa fino al momento di entrare in tribunale. I verdetti sono spesso decisi prima del processo per via di pressioni politiche. Alcune persone sono condannate solo in base alle loro confessioni, a volte estorte sottotortura. Le esecuzioni possono avere luogo entro pochi giorni dalla sentenza. Gli appelli sono formalità e raramente hanno successo. I prigionieri condannati a morte sono incatenati al momento della sentenza fino all'esecuzione e spesso vengono esposti al pubblico prima dell' uccisione.
TRAPIANTO D'ORGANI !
Per quanto riguarda il trapianto di organi, qui di seguito la posizione ufficiale della Cina. "Il prelievo di organi dai condannati a morte necessita del consenso e della firma del criminale, o del consenso dei suoi parenti, oltre all'approvazione del tribunale". (Wang Min, diplomatico cinese delle Nazioni Unite, aprile 1994). La realtà invece è che i prigionieri condannati a morte sono incatenati in permanenza, non possono contattare avvocati e la loro posta è censurata.Solo poche ore prima dell'esecuzione viene detto loro del fallimento dell'appello. In questo modo, è poco probabile che possano acconsentire liberamente al prelievo, ammesso che ne vengano informati. Le strette relazioni tra tribunali ed ospedali, oltre alla segretezza che circonda il possesso e all'aumentato introito generato dai trapianti per gli ospedali, fanno sorgere il fondato sospetto che in alcuni casi la tempestività delle esecuzioni possa essere collegata al bisogno di organi per i trapianti.
CONSIDERAZIONI (come una scalata.):
Purtroppo la Pena di Morte in Cina è come una parete montuosa, difficile da scalare, ma c'è sempre chi ci prova, e questo provare permetterà nel tempo di conoscerne bene le rocce, le pendenze, i punti d'appoggio, affinché un giorno qualcuno giunga sulla vetta. E se pur lontano da venire, vogliamo credere, e ci "alleniamo per questo",ché succederà. (S.R.)
November 26
Petizione contro la violenza sui rom
L'appello lanciato da un gruppo di scrittori e intellettuali: «Nessun popolo è illegale»
MILANO - «Nessun popolo è illegale». Si conclude così la petizione lanciata online da un gruppo di scrittori e intellettuali italiani, «stanchi di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani». Una denuncia contro la «criminalizzazione di massa» alimentata da alcuni recenti episodi di cronaca: «Una donna è stata violentata e uccisa a Roma - si legge nel testo. - L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso».
LE FIRME - La petizione («Il triangolo nero») è stata proposta, tra gli altri, da Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Marco Rovelli, Antonio Scurati e Wu Ming. Tra i firmatari si leggono i nomi di Nanni Balestrini, Bernardo Bertolucci, Enrico Brizzi, Erri De Luca, Carlo Lucarelli, Franca Rame, Roberto Saviano, Simona Vinci e molti altri. Gli aderenti hanno già superato il numero di 1500.
I DATI E I RAPPORTI - «Odio e sospetto alimentano generalizzazioni - afferma l'appello - tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel "Rapporto sulla Criminalità (1993-2006)", non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto "Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia" e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto».
PARALLELI - «Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti - si legge ancora - politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del "World Economic Forum" sul "Gender Gap", per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, lItalia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto».
SPAURACCHIO - «Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero. «Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali - conclude il testo - il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri. Ma delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale". Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale». November 18
Lunedì verso le 21.30 Jerome Brown viene picchiato da quattro persone, solo più tardi scopre che sono agenti delle forze dell’ordine in borghese.
Jerome Brown, 21 anni, madre liberiana e padre nigeriano arriva in Italia nel 2003. "Sono arrivato a Lampedusa e poi sono venuto a Reggio dove sono andato subito in questura per chiedere l’asilo politico perchè nel mio paese ero perseguitato, ma in questura a Reggio Emilia mi hanno mandato fuori senza farmi compilare nessun foglio. Per vivere faccio il venditore ambulante, vendo fazzoletti"- racconta Jerome. Lunedì sera stava andando a comprare una ricara del cellulare in bicicletta quando si è sentito afferrare al collo. E’ caduto dalla bicicletta e non ha capito più nulla. E’ stato picchiato da quattro persone che poi ha scoperto essere agenti in borghese. Ora Jerome si trova all’spedale di Reggio Emilia dove lunedì sarà operato per una frattura scomposta al braccio sinistro. La comunità vicina a Jerome Brown si rivolge all’Ass. Ya Basta! per denunciare l’accaduto e ristabililire la verità dei fatti in quanto mercoledì il quotidiano locale La Gazzetta di Reggio Emilia pubblica la versione delle forze dell’ordine che sostengono di aver fermato Jerome per un controllo e di averlo dovuto bloccare perchè avrebbe opposto resistenza morsicando un agente. L’Ass. Ya Basta! ha incontrato Jerome assieme ai giornalisti per denunciare l’accaduto.
Il ragazzo racconta come sono andati i fatti: "Sono andanto a prendere la bicicletta da mia sorella per andare a prendere la ricarica del telefono. Mentre andavo in bicicletta è arrivata una persona che mi ha afferrato per il collo. Io gli ho chiesto: chi sei? Lui non mi ha detto niente e mi ha buttato a terra . Quando sono caduto sono arrivate altre tre persone. Ho pensato che fossero lì per aiutarmi, in realtà erano assieme e hanno iniziato tutti e quattro a picchiarmi. Io ho iniziato a gridare aiuto . Mi hanno picchiato per quasi 45 minuti. E uno di loro mi ha di nuovo preso per il collo, credevo di soffocare e così ho cercato di difendermi dandogli un morso. Uno mi ha pestato la testa e un’altro mi ha girato il braccio, adesso ho una frattura. Io continuavo a piangere e a chiedere aiuto, dicevo di chiamare la polizia, ma per molto tempo non è passato nessuno. Poi sono arrivate due macchine della polizia, forse qualcuno le ha chiamate. Sono scesi gli agenti che hanno chiesto a questi uomini cosa stessero facendo e loro si sono identificate come polizia. E io gli ho detto, ma tu sei un poliziotto, perchè non me lo hai detto, perchè mi hai picchiato così? Io non so perchè mi abbiano picchiato così tanto, in testa, nelle gambe, alle braccia, pensavo di morire. Poi nel mentre è arrivata mia sorella che gli hai chiesto perchè è successo questo e loro hanno risposto perchè tuo fratello ha fatto una rapina tanto tempo fa. Ma io non ho mai fatto una rapina. Ma mi hanno trattato non come se mi volessero arrestare ma come se mi volessero ammazzare. Poi mi hanno ammanettato sia le mani che i piedi, caricato sulla macchina e portato in questura. Non sono sceso dalla macchina perchè è arrivata una persona, credo fosse il capo, che ha detto di chiamare un’ambulanza perchè mi portassero all’ospedale. Io voglio denunciarli per quello che ni hanno fatto. Ho due spalle rotte, lunedì mi opereranno al braccio sinistro e ho contusioni in tutto il corpo. Io voglio che esca la verità, voglio fare chiarezza su quello che è successo."
Jerome Brown ha inoltre chiesto aiuto all’avvocato Vainer Burani che afferma "Vi sono tre testimoni che raccontano cose totalmente diverse da quanto ricostruito dalla polizia e apparso sui giornali. Se vi saranno gli estremi per una denuncia la presenteremo."
L’Ass. Ya Basta! appoggia il coraggio di Jerome e lo sostiene nella sua denuncia pubblica per quello che è successo. Nessuno può subire violazioni di diritti umani e fondamentali così forti. November 11 ANDATE A VISITARE QUESTO SPACE....
e poi commentate... La cassetta della posta è mia, è proprietà privata. Non voglio pagare la tassa sui rifiuti per smaltire la pubblicità. Volantini, guide, cataloghi, offerte speciali. Se mi assento da casa una settimana diventano un paio di chili e la casella si intasa. Non c’è più posto. Per risolvere il problema si può mettere un avviso sulla buca delle lettere. Ne pubblicherò alcuni sul blog. Proponete i vostri su Flickr con il tag/titolo: Posta Pulita.
ho verificato che circa la metà della carta che getto via settimanalmente (e che va ad ingombrare ulteriormente il già difficile e costoso processo urbano del “riciclo" ) non è carta che mi serve o che utilizzo realmente! Assurdo vero? Mi voglio spiegare meglio: il 50% della carta per la quale io pago lo smaltimento (attraverso la tassa sui rifiuti, Tia/Tarsu) è costituita da pubblicità commerciale e attività lucrosa i cui proventi vanno esclusivamente al centro commerciale e non a me. Una parte della mia tassa dei rifiuti dunque dovrebbe pagarla lui! Ogni giorno arrivano enormi, ingombranti ed indesiderati depliant, brochure, giornali, cataloghi, di IPERCOOP, PANORAMA, GIGLI, LEROY, MEDIAWORLD, ESSELUNGA, EMMELUNGA, MONDO CONVENIENZA, ecc.. che già a metà mattina hanno riempito la buca delle lettere provocando tra l'altro l'impossibilità di usare la cassetta postale e che la mia posta privata “sbordi” fuori dalla buca stessa facendo cadere bollette e lettere importanti e mettendo alla portata di qualunque passante dati ed informazioni personali. Delle persone hanno fatto causa e l'hanno vinta. Ecco la sentenza data dal Giudice di pace di Bari: ”Pubblicità indesiderata e danno esistenziale”. Credo di aver capito che sia sufficiente mettere un adesivo/messaggio sulla buca delle lettere che esprima la nostra volontà di non ricevere pubblicità generica non richiesta dallo stesso proprietario dell'abitazione. A quel punto se i centri commerciali continuano vanno in infrazione e sono addirittura passibili di richiesta di danno esistenziale (danno morale soggettivo e danno biologico). Facciamolo anche noi! E ogni settimana nelle nostre città e paesi ci saranno tonnellate di carta e inchiostri velenosi in meno da smaltire, un passo in più verso la cultura dell'ambiente ed uno in meno verso quella degli inceneritori - termovalorizzatori. Cito in particolare questo passaggio del Giudice di pace: " la funzione specifica cui è asservita la cassetta postale è quella di raccogliere gli atti di corrispondenza indirizzati all'intestatario, unico legittimato a estenderne l'utilizzazione anche per altri fini, non escluso quello di ricevere qualsivoglia forma di pubblicità. Pertanto ove il titolare della cassetta abbia espresso inequivocabilmente una volontà contraria è evidente che a nessuno deve essere consentito di tenere un comportamento contrastante tale volontà." October 26 A PARTIRE DAL 6 gennaio 2008 SU LEOBOX INIZIERANNO LEZIONI DI CHITARRA ONLINE . LE LEZIONI SARANNO COSI' SUDDIVISE:
1) CORSO BASE
2) CORSO INTERMEDIO
3) CORSO AVANZATO
VERRA AGGIUNTA UNA SEZ. RELATIVA AGLI SPARTITI MUSICALI
DOVE SI POTRANNO TROVARE BRANI IN MP3 CON IL SUO RELATIVO TAB. October 24 In data 21- 01- 2003, Kevin Mitnick, l'hacker più famoso del mondo, ha terminato di scontare la sua pena che gli proibiva di toccare un computer collegato ad Internet e qualsiasi telefono cellulare per tre anni, e di nuovo libero di avvicinarsi ad un computer e di navigare in Internet.
La carriera di hacker del californiano Kevin David Mitnick, classe 1964, si era conclusa con un clamoroso arresto nel 5 febbraio 1995, e da allora è iniziato il mito di Mitnick, il "Condor", che ha infiammato per anni l'opinione pubblica americana e mondiale fornendo lo spunto di numerosi libri e film.
Mitnick subì la prima condanna quand'era appena diciassettenne e con un gruppo di amici entrò fisicamente nel Computer System for Mainframe Operations (COSMOS)della Bell, il sistema in cui veniva conservata la documentazione sulle chiamate delle maggiori compagnie telefoniche USA, e rubò le password dei dipendenti e qualche manuale di documentazione dell'intero sistema. Nel 1983 viene arrestato di nuovo e condannato a sei mesi di reclusione per aver violato i sistemi di sicurezza della rete ARPANet, che proprio in quel periodo stava trasformandosi da rete militare al primo nucleo della futura Internet. Altri tre anni con la condizionale gli vengono comminati nel 1987 per aver utilizzato illegalmente carte di credito telefoniche e per essersi introdotto nei sistemi della Santa Cruz Operation (SCO), una società produttrice di software per le telecomunicazioni.
Alla fine degli anni '80 Mitnick penetra nei computer della potentissima Digital Equipment Corporation (la società che creò Altavista), sottraendo parte del sistema operativo VMS. Un tribunale della California lo condanna ancora a un anno di reclusione più altri tre con la condizionale. Nel Novembre 1992 Mitnick inizia a lavorare presso la società di investigazioni Tel Tec Detective Agency, ma l'FBI scopre che l'agenzia sfruttava le capacità informatiche di Kevin per ottenere illegalmente le informazioni. Quando i poliziotti si presentano a casa sua con il mandato di cattura per la violazione dei termini della condizionale non trovano nessuno: sospettando che il suo telefono fosse sotto controllo, era riuscito a procurarsi tutti i dati sulle sue intercettazioni telefoniche ed era quindi fuggito.
Ci sono voluti più di tre anni per catturarlo di nuovo, durante i quali Mitnick è riuscito a violare i computer di quasi tutte le società più importanti del mondo, tra le quali MCI, Nokia, Motorola, Digital, Sun, Apple, Novell, Qualcomm, Netcom, oltre a server dell'esercito USA, della marina, delle università e della motorizzazione. Quando non riescono gli attacchi diretti, Mitnick utilizza le tecniche di "social engineering", di cui diviene un vero maestro (recentemente ha pubblicato su questo argomento il libro "L'arte dell'inganno").
La sentenza che ha ora finito di scontare lo condannava a 46 mesi di carcere e ad un piccolo risarcimento per le società violate. I misteri legati a Mitnick rimangono comunque ancora molti e coinvolgono realtà così delicate che, pur avendo riacquistato appieno la libertà, fino al 2010 non potrà pubblicare i suoi segreti.
Alcuni anni fa è sorto anche il sito www.freekevin.com, che ha raccolto nel tempo documenti, commenti, testimonianze relative al suo caso. Nella pagina di accesso al sito compare da sempre un singolare timer dal titolo "Tempo (da trascorrersi) prima che Kevin Mitnick sia veramente libero". Da oggi il countdown è fermo a 0 anni, 0 mesi, 0 giorni, 0 ore, 0 minuti, 0 secondi. October 17 (ANSA) - LONDRA, 15 OTT - Legalizzare tutte le droghe: e' il programma di Richard Brunstrom, capo della polizia del Galles del Nord. In un libretto di 30 pagine, Brunstrom sostiene che "l'attuale approccio proibizionista dovra' essere spazzato via perche' inattuabile e immorale", ricordando che alcol e tabacco nel 2004 rispettivamente hanno causato 2.052 e 13.000 morti nella sola Scozia, rispetto ai 356 decessi riconducibili all'uso di droghe. ANSA)- BUCAREST, 16 OTT - Il castello di Dracula e' al secondo posto nella classifica delle piu' costose proprieta' del mondo, con un valore sui 140 mln di dollari. La classifica e' stilata dalla rivista Forbes che pone al primo posto un complesso di Beverly Hills, con 6 edifici, 3 piscine e una sala da cinema, del valore di 165 mln di dollari. Terza in classifica e' una proprieta' di 138 mln di dollari, nella contea inglese del Surrey. October 15
Pensa un numero da 1 a 9
moltiplicalo per 9
se hai ottenuto un numero di due cifre sommale.
dal numero ottenuto sottrai 5
pensa alla lettera dell'alfabeto al quale corrisponde (A-1, B-2, ecc..)
pensa ad uno stato europeo che inizia con quella lettera
prendi la terza lettera dello stato e pensa ad un colore fondamentale che inizia con quella lettera
prendi la terza lettera del colore e pensa ad un grosso mammifero che inizia con quella lettera.
E adesso mi dici cosa ci fa un rinoceronte nero in Danimarca? PLAYBOY VINTAGE !!! le prime 15 copertine...               
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